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Venere Callipigia. Dal modello archeologico. XVIII-XIX secolo. Bronzo patinato nero. Lievi segni di consunzione.
cm 32x 10 x 9
Questo bronzo già nel XVI secolo faceva parte della collezione di sculture archeologiche della famiglia Farmene a Roma.
Trovata nella Domus Aurea, dopo vari passaggi, ora è conservata nel Museo Archeologico di Napoli. Si tratta di copia romana ( II secolo d.C.) di un originale greco in bronzo (III secolo a.C.). Mutila della testa fu integrata delle parti mancanti, come era uso all'epoca.
Il termine greco callipigia significa ""dalle Belle natiche"", in effetti la dea si scopre e sembra appunto osservare quella parte del corpo.
Repliche in bronzo di questo accattivante soggetto furono realizzate dall'antichità sino all'epoca neoclassica ed oltre. I grandi maestri del bronzo, operanti fra il Settecento e l'Ottocento, replicarono tutte le più belle statue classiche assecondando il gusto imperante per l'antico.
Anche la richiesta di "souvenir" per i nobili stranieri, che tornavano in patria dal Grand Tour, giocò un ruolo importante nella spinta alla produzione di questi bronzetti.
Sulla dissolvenza fra XVIII e XIX secolo, durante il periodo Neoclassico, alcune fonderie celebri si misurarono nella produzione di queste repliche dall' antico. Ricordiamo il Valadier, Francesco Righetti e Giuseppe Boschi. Un poco piu in la' nell'Ottocento lo Zoffoli e soprattutto Benedetto Boschetti, che eredita tutto il lessico neoclassico mantenendone i livelli altissimi raggiunti.
La nostra Venere Callipigia non ha marchi di fonderia, come talvolta avviene anche nelle migliori produzioni antiche, ma parlano per lei lo squisito livello della lavorazione e la bella patina trasparente che la contraddistinguono.
Si tratta di fusione, a mio parere, realizzata fra il XVIII e il XIX secolo da non ben definita fonderia italiana, forse romana.
Bibliografia:
Andreina d'Agliano, Luca Melegati, Alvar Gonzales Palacios, Ricordi dell'Antico, Sculture, Porcellane e Arredi all'Epoca del Grand Tour, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2008, i capitoli dedicati alla scultura.
Trovata nella Domus Aurea, dopo vari passaggi, ora è conservata nel Museo Archeologico di Napoli. Si tratta di copia romana ( II secolo d.C.) di un originale greco in bronzo (III secolo a.C.). Mutila della testa fu integrata delle parti mancanti, come era uso all'epoca.
Il termine greco callipigia significa ""dalle Belle natiche"", in effetti la dea si scopre e sembra appunto osservare quella parte del corpo.
Repliche in bronzo di questo accattivante soggetto furono realizzate dall'antichità sino all'epoca neoclassica ed oltre. I grandi maestri del bronzo, operanti fra il Settecento e l'Ottocento, replicarono tutte le più belle statue classiche assecondando il gusto imperante per l'antico.
Anche la richiesta di "souvenir" per i nobili stranieri, che tornavano in patria dal Grand Tour, giocò un ruolo importante nella spinta alla produzione di questi bronzetti.
Sulla dissolvenza fra XVIII e XIX secolo, durante il periodo Neoclassico, alcune fonderie celebri si misurarono nella produzione di queste repliche dall' antico. Ricordiamo il Valadier, Francesco Righetti e Giuseppe Boschi. Un poco piu in la' nell'Ottocento lo Zoffoli e soprattutto Benedetto Boschetti, che eredita tutto il lessico neoclassico mantenendone i livelli altissimi raggiunti.
La nostra Venere Callipigia non ha marchi di fonderia, come talvolta avviene anche nelle migliori produzioni antiche, ma parlano per lei lo squisito livello della lavorazione e la bella patina trasparente che la contraddistinguono.
Si tratta di fusione, a mio parere, realizzata fra il XVIII e il XIX secolo da non ben definita fonderia italiana, forse romana.
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Andreina d'Agliano, Luca Melegati, Alvar Gonzales Palacios, Ricordi dell'Antico, Sculture, Porcellane e Arredi all'Epoca del Grand Tour, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2008, i capitoli dedicati alla scultura.
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GRANDTOUR. BRONZETTI, SCULTURE E DIPINTI DI EPOCA NEOCLASSICA
ven 26 Giugno 2026
TORNATA UNICA 26/06/2026 Ore 17:00
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