53
Ercole e Onfale
Olio su tela
cm. 123,5x100. Con cornice
L'attribuzione del dipinto a Johann Christoph Storer è stata suggerita dalla dott.ssa Odette D'Albo con una comunicazione alla proprietà.
Narra il mito che Ercole venne punito per aver ucciso inconsapevolmente Ifito. Per espiare il suo peccato Ercole fu allora venduto come schiavo a Onfale, regina della Lidia, e dovette servirla per un anno: venne così costretto a filare e a svolgere altre mansioni "femminili" mentre la regina indossava la pelle del leone nemeo e brandiva la sua clava. Il dipinto, in effetti, fornisce una chiara rappresentazione del soggetto: la regina, con l'ausilio dell'amorino, trattiene gelosamente e con sguardo soddisfatto presso di se tutti gli oggetti più caratteristici di Ercole, mentre quest'ultimo, alle sue spalle, esibisce vergognoso gli arnesi della filatura.
Johann Christoph Storer giunse a Milano verso il 1640, trattenendosi in Lombardia fino al 1667. Dopo un primo periodo presso la bottega di Ercole Procaccini il Giovane, fondamentale per l'aggiornamento della sua pittura ai modi della coeva pittura lombarda, tra estreme propaggini manierista e rinnovamento in senso naturalistico, si diresse in seguito verso uno stile più marcatamente barocco, sotto il prevalente influsso rubensiano. Questa bella tela, in effetti, parrebbe porsi in qualche modo a un punto di incrocio di questi orientamenti, essendovi dato riconoscere l'influsso sia di Ercole Procaccini, sia di Francesco Cairo, sia, infine, quello di Rubens.
Narra il mito che Ercole venne punito per aver ucciso inconsapevolmente Ifito. Per espiare il suo peccato Ercole fu allora venduto come schiavo a Onfale, regina della Lidia, e dovette servirla per un anno: venne così costretto a filare e a svolgere altre mansioni "femminili" mentre la regina indossava la pelle del leone nemeo e brandiva la sua clava. Il dipinto, in effetti, fornisce una chiara rappresentazione del soggetto: la regina, con l'ausilio dell'amorino, trattiene gelosamente e con sguardo soddisfatto presso di se tutti gli oggetti più caratteristici di Ercole, mentre quest'ultimo, alle sue spalle, esibisce vergognoso gli arnesi della filatura.
Johann Christoph Storer giunse a Milano verso il 1640, trattenendosi in Lombardia fino al 1667. Dopo un primo periodo presso la bottega di Ercole Procaccini il Giovane, fondamentale per l'aggiornamento della sua pittura ai modi della coeva pittura lombarda, tra estreme propaggini manierista e rinnovamento in senso naturalistico, si diresse in seguito verso uno stile più marcatamente barocco, sotto il prevalente influsso rubensiano. Questa bella tela, in effetti, parrebbe porsi in qualche modo a un punto di incrocio di questi orientamenti, essendovi dato riconoscere l'influsso sia di Ercole Procaccini, sia di Francesco Cairo, sia, infine, quello di Rubens.
Provenienza:
Collezione privata.
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€ 7.000,00 / 10.000,00
Stima
6.000,00 €
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DIPINTI ANTICHI DAL XVI AL XIX SECOLO
Palazzo Caetani Lovatelli, gio 5 Novembre 2026
TORNATA UNICA 05/11/2026 Ore 15:00
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