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Cristo vivo nudo. Francesco Mochi (Montevarchi,1580-Roma 1654) Attribuito. XVII secolo. Bronzo patinato
cm 28 x 21 x 4,5
Il Cristo crocifisso qui studiato rappresenta un ""unicum"" nel suo genere.
Si tratta infatti di una rappresentazione rarissima del Cristo, proposta quasi esclusivamente nel corso del Rinascimento e realizzata da geni assoluti come Michelangelo, Giambologna o Cellini. Il Cristo colto nella sua nudità in croce.
Pochissimi gli esempi in bronzo sopravvissuti. Nella seconda metà del XVI secolo Giambologna ne realizzò due:
- Wullenstetten, Svezia, Chiesa parrocchiale
- Geistliche Schatzkammer, Vienna.
Va ricordato che sarà il concilio tridentino (1545-1560) a riformulare le regole dell' iconografia cristiana. La funzione pedagogica dell' arte fu messa al primo posto. Tutto ciò che poteva sviare dalla drammatizzazione dei testi sacri e dal loro relativo insegnamento, in primis la nudità, veniva bandito dall' iconografia ufficiale.
Quindi il limite cronologico per la realizzazione dei Cristi nudi è quello del Concilio di Trento.
Il nostro Crocifisso risente dell' influenza dei modelli del Giambologna, ma una scultura identica viene catalogata dalla soprintendenza come opera di Francesco Mochi, quindi oltre i dettami stabiliti dal Concilio.
Anche il crocifisso catalogato dalla soprintendenza presenta un panneggio molto succinto, simile al nostro però, colpo di scena, girando su un cardine, il nostro ruota mostrando il Cristo nudo e sessuato.
Possiamo solo immaginare si trattasse di un desiderio espresso da una committenza privata moto colta e legata al vero significato della nudità nel Crocifisso. Il Cristo, figlio di Dio, totalmente uomo, colto nella sua integrità fisica.
Non stiamo qui a ricordare le "bagarre" accadute intorno al Cristo nudo (Gallino) attribuito anni fa a Michelangelo, acquisito dallo stato e poi contestato.
Bibliografia:
Beatrice Paolozzi Strozzi-Dimitrios Zikos, Giambologna gli Dei gli Eroi, catalogo della mostra,Giunti ed., Firenze, 2006, p. 118.
Si tratta infatti di una rappresentazione rarissima del Cristo, proposta quasi esclusivamente nel corso del Rinascimento e realizzata da geni assoluti come Michelangelo, Giambologna o Cellini. Il Cristo colto nella sua nudità in croce.
Pochissimi gli esempi in bronzo sopravvissuti. Nella seconda metà del XVI secolo Giambologna ne realizzò due:
- Wullenstetten, Svezia, Chiesa parrocchiale
- Geistliche Schatzkammer, Vienna.
Va ricordato che sarà il concilio tridentino (1545-1560) a riformulare le regole dell' iconografia cristiana. La funzione pedagogica dell' arte fu messa al primo posto. Tutto ciò che poteva sviare dalla drammatizzazione dei testi sacri e dal loro relativo insegnamento, in primis la nudità, veniva bandito dall' iconografia ufficiale.
Quindi il limite cronologico per la realizzazione dei Cristi nudi è quello del Concilio di Trento.
Il nostro Crocifisso risente dell' influenza dei modelli del Giambologna, ma una scultura identica viene catalogata dalla soprintendenza come opera di Francesco Mochi, quindi oltre i dettami stabiliti dal Concilio.
Anche il crocifisso catalogato dalla soprintendenza presenta un panneggio molto succinto, simile al nostro però, colpo di scena, girando su un cardine, il nostro ruota mostrando il Cristo nudo e sessuato.
Possiamo solo immaginare si trattasse di un desiderio espresso da una committenza privata moto colta e legata al vero significato della nudità nel Crocifisso. Il Cristo, figlio di Dio, totalmente uomo, colto nella sua integrità fisica.
Non stiamo qui a ricordare le "bagarre" accadute intorno al Cristo nudo (Gallino) attribuito anni fa a Michelangelo, acquisito dallo stato e poi contestato.
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