9

Segno astrologico dell'Acquario. Padova o Venezia, XVI-XVII secolo. Tracce di patina artificiale scura, larghe zone di patinatura naturale trasparente

cm 28 x 12 x 6,5
Il modello del bronzetto in esame si riferisce a quello di analogo soggetto custodito al Bode Museum, Berlino. La misura di quello è di 27,7 cm (compreso un basso piedistallo in bronzo realizzato nella fusione), mentre il nostro misura circa 26 cm (solo la figura) e 28,5 cm (con il piedistallo a parallelepipedo, sempre realizzato in fusione).

Tale misterioso soggetto raffigura un uomo barbuto stante: questi, in equilibrio sulla gamba sinistra, porta leggermente indietro quella destra, donando un leggero senso di movimento alla composizione.
Sulla spalla destra trattiene con le due mani un orcio con la bocca curiosamente rivolta verso il basso.

Se confrontiamo stilisticamente i due bronzi, notiamo in quello di Berlino una maggiore matericità, con poca rifinitura a freddo dei particolari, caratterizzata da una lavorazione a martello presente su tutta la superficie. Questo modo di operare rende vibrante il metallo ed è tipico di tante opere del primo rinascimento. In particolare è tipica dei bronzi attribuiti ad Andrea Briosco detto il Riccio (Trento 1470-Padova 1532), genio assoluto del bronzo padovano rinascimentale, a cui inizialmente vennero attribuite molte opere poi passate ad altre fonderie, in particolare a quella di Severo da Ravenna (Ravenna 1465-Ravenna 1543). 

Anche il bronzo di Berlino fu inizialmente attribuito al Riccio per passare ad altre attribuzioni mai definitivamente confermate.

Il nostro ""Portatore di Anfora"" ha superfici leggermente più lavorate e quindi più specchianti, mantenendo comunque la stessa matericità del metallo e poca rifinitura a freddo dei particolari, vedi la lavorazione dei capelli e del viso.

Altra diversità piuttosto evidente è rappresentata dal basamento piatto nel modello tedesco e a parallelepipedo nel nostro.

Se si confrontano i particolari dei due uomini barbuti rileveremmo una serie di piccole diversità ad esempio nella composizione delle ciocche della capigliatura oppure nella definizione dei genitali. Queste constatazioni evidenziano il fatto che i due bronzi non provengono dallo stesso stampo, ma sono opere in qualche misura originali. Rimanendo pacifico che il bronzo di Berlino sia l'originale, possiamo supporre che il nostro provenga dalla stessa fonderia che ne ha replicato l'invenzione o da un'altra bottega che ad essa si sia ispirata, magari tempo dopo, possibilmente anche nel secolo successivo.

Rimane prassi comunemente accettata, e rinvenibile nelle catalogazioni museali, che la produzione dei soggetti rinascimentali si protragga nel XVII secolo e quindi sia connaturata alla prassi delle fonderie che spesso ripetevano i modelli per generazioni.  Ciò detto, per onestà intellettuale e per l'esatta comprensione di questi  manufatti, chi ha maneggiato molti di questi oggetti e ne ha visti altrettanti nelle vetrine dei musei difficilmente può garantire che la fusione sia del '500 o del '600. 

Rimane certo che si tratta di oggetti estremamente rari e dallo straordinario potere evocativo che devono mantenere determinati standard di lavorazione e di patine per essere pensati antichi e non di altri secoli.

Ultimo particolare da evidenziare fra le nostre due fusioni è la conservazione della patina, molto simile in entrambi. Ovvero entrambi mantengono tracce di una originale patinatura artificiale scura sostituita da una naturale trasparente nei punti di usura del bronzo. Nel bronzo di Berlino sembra più rossastra, nel nostro più dorata. 

Nella base in bronzo notiamo un foro che anticamente serviva a fissare la scultura con un perno al marmo.

Attualmente il bronzo è collocato su una bella base ""monumentale"" in marmo di produzione recente, forse primi '900.

La critica artistica del primo '900 attribuiva ai grandi maestri del bronzo rinascimentale una quantità di bronzetti poi prudentemente passati alla scuola o ad altre fonderie che ad essi si ispiravano. La grande maggioranza delle opere attribuite dal Bode o dal Planischig al Riccio si sono rivelate fusioni di bottega soprattutto di Severo, altra figura straordinaria attiva a Padova nello stesso periodo.

Tale considerazione è da tenere sempre ben presente per scartare qualsiasi attribuzione data per certa a grandi autori, a meno che non sia supportata da studi di storici di fama conclamata o da documentazione storica certa.

La produzione di bronzetti in epoca rinascimentale era supportata dalla sempre maggiore richiesta da parte degli umanisti, che vedevano in questa forma d'arte la rinascita dell'antichità classica. Gli stessi principi intellettuali amavano circondarsi di queste statuette che andavano a riempire gli scaffali dei loro studioli.

Le fonderie soddisfano queste richieste riproducendo i soggetti inventati dai maestri di maggior successo, spesso copiandoli con variazioni o in modo seriale anche per generazioni. Si tratta comunque di una produzione elitaria e limitata connaturata alla prassi lavorativa delle fonderie, dove il maestro inventava ed altre figure professionali realizzavano il prodotto finito.

Connaturata alla realizzazione dei bronzetti è la loro riproducibilità e quindi è possibile trovare nelle vetrine dei musei o sul mercato dell'arte lo stesso soggetto replicato più volte. Tale constatazione non deve scoraggiare, perché si tratta comunque delle pochissime copie sopravvissute e il confronto fra le varie versioni deve essere piuttosto meticoloso, per determinarne l'epoca presunta e la qualità.

Il ""Portatore di Anfora"" è un soggetto rarissimo che non ho mai incontrato nella mia esperienza, a parte quello qui presentato. Tale fatto rende leggermente più interessante il suo ritrovamento.

Ora, alcune parole sul soggetto rappresentato da questo intrigante bronzetto.

Risulta stabilito da vari studiosi che si tratti del segno zodiacale dell'Acquario. Una rarissima rappresentazione quasi mai reperibile nella scultura, ma piuttosto negli affreschi o nei trattati di astrologia. Curioso il fatto che non appartenga ad una serie di statuette di analogo soggetto: qualcuna sarebbe sopravvissuta, probabilmente. Quindi possiamo supporre che si tratti di un soggetto importante per sé stesso e non parte di un ciclo decorativo, che conterrebbe una serie ""infinita"" di dodici statuette.

Sappiamo dai molti studi prodotti nella scuola Iconologica del Waburg, Londra,  quanto peso abbia avuto l'astrologia in epoca medievale, e poi rinascimentale, nella produzione di cicli iconografici e dipinti.

Lungi dall'essere quell'antica cultura legata alla superstizione che conosciamo ora, l'Astrologia era la "scienza" che studiava il movimento degli astri e il loro influsso sulle vite degli uomini. Il Macrocosmo dell'universo si rifletteva sul Microcosmo dell'essere umano: ad ogni movimento alto ne corrispondeva uno basso, nella vita dell'individuo. 

Ad ogni parte del cielo stellato corrispondeva una parte del corpo fisico dell'uomo, da cui tante cure fantasiose pacificamente accettate nella medicina antica.

Le rappresentazioni grafiche antiche degli uomini "Flebotomici" collegavano costellazioni e pianeti ad ogni parte del corpo umano: di conseguenza i medici curavano le malattie con elementi collegati astralmente alle parti malate. Questo modo di operare per simboli poteva creare, ovviamente, qualche problema, ma a volte funzionava..

In alcune di queste rappresentazioni "mediche" il segno dell'Acquario era collegato alla parte bassa del corpo, alle gambe.

Talvolta ci si curava con i talismani: questi riproducevano immagini astrali che attiravano influssi positivi sull'uomo che li portava addosso. Warburg diede nuovo significato a tante immagini mitologiche legate alle costellazioni celesti, riprodotte in affreschi e oggetti di vario tipo, intuendone la nascosta natura talismanica.

Alcuni cicli di affreschi rappresentavano l'oroscopo del padrone di casa e fungevano da talismano attirando gli influssi astrali positivi sulla sua vita.

Molti medaglioni riletti in questa chiave fungevano da talismano e non sembra azzardato pensare che anche molte statuette a tema astrale lo potessero essere.

Tirando le somme, potremmo sognare che il nostro bronzetto, essendo la rappresentazione astrale dell'Acquario, e non facendo parte di un ciclo decorativo generico, possa essere collegato a questa cultura. I bronzetti legati all'Astrologia sono effettivamente molto rari e, vista anche l'epoca di realizzazione, fare ipotesi non costituisce reato.

Nella cultura esoterica antica, I' era dell'Acquario rappresenta una delle dodici epoche, o "eoni", in cui veniva suddivisa la storia dell'umanità. Ogni era dura circa duemila anni e nel 2021 entreremo nell'epoca dell'Acquario, detta anche dello Spirito, tradizionalmente considerata l'estrema evoluzione positiva dell'umanità. L'era precedente, quella dei pesci, era legata all'avvento di Cristo.

Anche questo significato lega il soggetto del nostro bronzetto ad un mondo esoterico estremamente affascinante, sicuramente diffuso fra gli intellettuali del Rinascimento. Potrebbe essere legato agli interessi astrali di un committente ed anche augurio per l'avvento di un 'epoca considerata molto positiva, quella dell'Acquario.

Potrebbe comunque esserlo per noi, ora.

Bibliografia:
Volker Krahn, Bronzetti Veneziani, SMB-Dumont, Germany, 2003, pp. 52, 53,54.
30/05/2026 23:55:08
Termine asta
1g -24h 0m 0s
Tempo rimanente
€ 1.500,00 / 3.000,00
Stima
1.000,00 €
Base d'asta
 €
La tua offerta
(Il Prezzo di riserva non è stato raggiunto) (Il Prezzo di riserva è stato raggiunto)
Imposta la tua offerta massima
  EUR
Offri
Asta Live 390

CUPRUM. Un'importante collezione di antichi bronzetti

Palazzo Caetani Lovatelli, ven 26 Giugno 2026
TORNATA UNICA 26/06/2026 Ore 16:00
Scopri lotti simili