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PIOMBINO. Attr. a Giovanni Battista Ludovisi (Principe, 1665-1699). c.d. ‘Quarto di Paolo’, o meglio, di Giulio, ca. 1670-1694; Ag (0,83 g; 18 mm)
Anepigrafe, stemma Ludovisi in cartella a cuore ornata da ricci e volute, sormontato da corona e circondato da collana del Toson d’oro. R/ Anepigrafe, croce greca gigliata. Zanetti -; CNI -; MIR -; Giannoni -; L. Giannoni “Una moneta inedita del Principato di Piombino nelle carte di Giorgio Viani”, in Panorama Numismatico n. 3, 2014, pp. 41-44 (disegnata, ca. 1816 - Lucca, Biblioteca Statale, ms. 825, c. 293r.). Forata per farne medaglietta devozionale, con frattura a margine del foro. Unico esemplare conosciuto, MB+.
Dalla collezione di Luigi Agenore Celati (socio livornese della Società Numismatica Italiana dal 1901), con cartellino ms n. 240 [Il prezzo in lire segnato in rosso sul cartellino, fissato dal Celati in base alla sua esperienza e alla conoscenza della effettiva rarità dei nominali, trova oggi un sostanziale riscontro nella base d’asta espressa in euro]Questa singolare emissione del Principato di Piombino era finora nota unicamente attraverso gli appunti manoscritti del numismatico ottocentesco Giorgio Viani, che ne lasciò un disegno e una breve descrizione, riferendo di conservarne un esemplare nella propria collezione. La moneta, attribuita al governo di Giovan Battista Ludovisi, sarebbe stata in argento del peso di circa 16 grani fiorentini e recava al diritto lo stemma Ludovisi circondato dal collare dell’Ordine del Toson d’Oro. Il peso la avvicina a quello delle crazie piombinesi, nominale destinato alla piccola circolazione; tuttavia il metallo – argento anziché mistura – e soprattutto la totale assenza di legenda su entrambe le facce costituiscono elementi del tutto anomali rispetto alla monetazione ordinaria della zecca. Nel contesto delle difficoltà monetarie che interessarono il principato nella seconda metà del XVII secolo, aggravate anche dai provvedimenti emanati dal Granducato di Toscana contro la circolazione delle crazie di cattiva lega, si è ipotizzato che il tipo possa rappresentare una prova di conio o un tentativo sperimentale legato alla riforma della piccola monetazione. L’esemplare qui presentato, che costituisce l’unico attualmente noto, offre dunque la prima conferma materiale di una moneta a lungo rimasta avvolta nell’incertezza delle fonti, e rappresenta una testimonianza di eccezionale interesse, destinata a occupare un posto di assoluto rilievo – e ancora in parte misterioso – nella numismatica piombinese.
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Palazzo Caetani Lovatelli, fri 29 May 2026
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